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Caldarola

caldarola panorama

La città di Caldarola

 

La splendida cittadina di Caldarola, che sorge ai piedi del Castello Pallotta, deve l’origine del suo nome al termine latino “calidarium”, che indicava la stanza con la “vasca di acqua calda” delle terme. Con buona probabilità il primitivo nucleo urbano è sorto, come villaggio rurale, ai piedi di una torre di difesa Longobarda o Bizantina in epoca precedente al IX-X secolo. Nel corso del Medioevo il territorio di Caldarola è coinvolto nelle vicende relative allo scontro tra Papato e Impero.
La cittadina di Caldarola così come la conosciamo oggi, è frutto della volontà del Cardinale Evangelista Pallotta. Il porporato, nominato da Papa Sisto V, Prefetto della Fabbrica di San Pietro, diede alla sua città la forma e la dignità di una città monumentale, rivoluzionando l’assetto medioevale del paese, sulla base di un “piano regolatore” che ha fatto di Caldarola un esempio rarissimo e praticamente intatto di urbanistica tardo rinascimentale nel territorio marchigiano.

Evangelista ricostruisce il suo paese natale, applicando le nuove concezioni urbanistiche “sistine” nate a Roma, partendo dall’ampia piazza, che rappresenta l’epicentro urbanistico del paese, nella quale convergono le vie rinnovate, larghe e rettilinee e dove si affacciano i principali edifici pubblici. Il Cardinale realizza l’imponente Palazzo Pallotta, oggi sede comunale, che avvolge la piazza nella sua lunghezza, pensato e decorato per disporre di una residenza adeguata al proprio rango. 

piazza caldarola

Palazzo Pallotta e Stanza del Paradiso

Il Palazzo Pallotta venne costruito per volere del cardinale Evangelista Pallotta alla fine del ‘500 e rappresenta uno spazio di straordinario fascino nel cui impianto architettonico è disegnata in un ideale composizione armonica ed unitaria, la stessa piazza antistante, che probabilmente in origine doveva essere chiusa su tre lati da edifici porticati , come fa pensare l’affresco che si trova nella sala del Consiglio (detta Salone dei Cardinali Pallotta).
Nel piano nobile del Palazzo sono conservati gli affreschi ed i soffitti a cassettoni originali, che costituiscono un complesso di grande rilievo, non solo per la loro mole ma anche per la qualità delle pitture.
Assumono un’importanza particolare, dal punto di vista documentario gli affreschi del Salone dei Cardinali Pallotta, che descrivono il passaggio a Caldarola di papa Clemente VIII nel mese di aprile del 1598.
Nel mezzanino del Palazzo, nascosta come un gioiello, è la suggestiva Stanza del Paradiso, ambiente riservato e luogo di meditazione del cardinale, decorata dal Tempesta con paesaggi e rappresentazioni di flora e fauna esotiche, scene di caccia animate da cavalli impennanti, levrieri, volatili, cacciatori e incorniciate da festoni e puttini con i simboli araldici della casata.

Stanzino del Paradiso slide

Collegiata di San Martino e
Santuario di S. Maria del Monte

Di fianco al Palazzo Pallotta, c’è la Collegiata di San Martino, inaugurata nel 1590 con bolla di Sisto V, il cui stemma è presente al centro della facciata, accanto a quello del Cardinale Evangelista. All’interno l’edificio presente tre navate, con coro e cappelle laterali e la navata centrale dalla forma leggermente trapezoidale. Sulla parete di fondo del Coro si erge il complesso monumentale dell’Altare Maggiore, incorniciato da due imponenti colonne scanalate con capitello corinzio che, secondo la leggenda sono state portate a Roma dal tempio di Gerusalemme e quindi fatte trasportare a Caldarola dal cardinale; al centro la grande tela incorniciata, opera di Simone De Magistris, che decorò internamente la chiesa, ma di questi lavori, probabilmente a causa del terremoto del 1799, non si hanno traccia.
Sulle pareti del Presbiterio una copia della Vergine di Raffaello contrapposta alla grande tela della copia della Crocifissione del scuola di Guido Reni. Nella navata, entrando, a destra, la prima cappella del SS. Crocifisso, con vicina la Cappella della reliquia di S. Destro, l’ultima cappella è quella dell’altare della Madonna del Carmine di Giovanni Andrea De Magistris, padre di Simone.
Di fronte alla Collegiata, sorge il Santuario della Maria SS del Monte, edificato nel XVIII secolo sui resti di una precedente chiesa del 1400. L’interno è a croce greca. Dodici porte, che rappresentano i dodici Apostoli, scandiscono gli spazi in bassi. Alle spalle dell’altare maggiore, all’interno di una nicchia si trova l’opera di Lorenzo d’Alessandro, commissionato dal Beato Francesco ed eseguito nel 1491 dall’artista sanseverinate. Tutto il complesso, ispirato alla cultura umbra su modelli cinquecenteschi, è di notevole livello.

piazza caldarola

Terra di Castelli

 

L’imponente maniero dei Pallotta non è il solo castello presente a Caldarola. Nei dintorni della cittadina sorgono suggestivi borghi fortificati, risalenti ad epoche diverse, raggiungibili in pochi chilometri, lungo un itinerario interessante dal punto di vista paesaggistico e storico artistico. Attraverso la deviazione della strada che dalla piazza conduce verso Sarnano e San Ginesio, si raggiungono i borghi di Croce e Vestignano, antichi castelli appartenenti, dal sec. IX, all’abbazia di Casauria in Abruzzo. Mentre in prossimità del Lago di Caccamo si erge lo splendido borgo di Pievefavera.  sibigiro

Croce

La fortificazione è varanesca e difendeva il lato Sud e Est del colle. La cortina di levante è la più gigantesca dei castelli della zona. Al centro si trova la porta d’ingresso ad arco acuto che immette in un cortiletto con cisterna. La parte a sud è occupata dalla chiesa, forse ricavata posteriormente.E’ cerniera alle due cortine, la torre poligonale trasformata poi in campanile.
Non sappiamo se l’insediamento alto medioevale ebbe fasi di vita precedenti. Nell’anno 967 la zona era divisa in due corti, appartenenti all’abbadia di Casauria: ” curtes in cruce “, quindi il paese prese il nome dal titolare della propria chiesa, S. Croce. In quel 967 Ottone confermava al monastero le corti di Vestignano, Caldarola, S. Angelo di Favera, le due di Croce, Montalto ed altre ventidue. Siccome il pievano di Favera esercitava nel sec. XIII giurisdizione civile e religiosa su Croce e Pievefavera, l’una e l’altra patronato dei Varano, e’ probabile che il castello sia stato costruito dalla potente pieve, come avamposto proprio dei Varano.

Croce

Vestignano

Il Castello fu assegnato al monastero di Casauria da Ludovico II ed in epoche successive fu dato ai Varano. In zona circondata da boschi, Vestignano conserva ancora possenti mura con torrione cilindrico e torrette a base quadrata, vie strette, case basse, con tetto spiovente, archivolti e sottopassaggi. I Longobardi che occuparono la zona nell’ VIII sec. costruirono un tempio al loro protettore S.Giorgio. Di questa costruzione restano i dipinti del catino absidale, la duecentesca scultura di S.Martino ed altre parti interessanti. Il paese coincide con il castello. Nell’abside della chiesa sono conservati tre affreschi di difficile lettura perché consumati: un Santo con l’aureola a punte, una Madonna con Bambino e una Adorazione dei Magi. L’epoca ed il taglio delle opere fanno pensare alla scuola folignate del primo ‘400. Straordinario il complesso pittorico per la quantità e la qualità, con opere di Simone e Andrea De Magistris e Nobile da Lucca. 

vestignano

Pievefavera

La splendida posizione sulla sommità della collina irta di ulivi che scende gradatamente sul lago di Caccamo fa di Pievefavera un luogo di eccezionale interesse ambientale e paesaggistico. Nella parte alta del paese si innalza il castello (sec XIII con restauri successivi ), già posseduto dai Varano, con tre cinte di mura e quattro torri di cui una trasformata in campanile. All’interno del castello si trova la chiesa parrocchiale, con portale romanico rimaneggiato ed l’interno barocco in cui sono conservate opere del secolo XVI. Lungo la sponda meridionale del lago sorge un’ area archeologica di epoca romana che ha portato alla luce strutture di fondazione tardo repubblicana, esistenti almeno fino al I sec. d.C. , appartenenti alla “pars rustica” di una villa ben più estesa. I materiali archeologici, conservati presso l’Antiquarium, testimoniano che il territorio conobbe una lunga ed intensa frequentazione dalla preistoria fino all’età romana. In seguito alla caduta dell’Impero Romano, Pievefavera seguì le sorti di tutti quei piccoli centri montani che per continuare a vivere si arroccarono in luoghi impervi, al sicuro di mura castellane. La cellula germinativa del nuovo insediamento fu la pieve; i documenti più antichi nei quali si fa espressamente menzione della “plebs” sono pergamene descrittive delle proprietà dell’Abbadia di Fiastra risalenti al 1170. La struttura urbana di Pievefavera è giunta praticamente intatta sino ai giorni nostri ed il nucleo centrale di tutto l’insediamento è la Pieve. Da questo punto situato nella zona più in alto, ebbe inizio l’espansione in due fasi successive, segnate dalla costruzione di due ulteriori cinte murarie. Un documento datato 1266 attesta l’acquisto di terre per la costruzione a nord delle mura cittadine da parte del pievano Berardo Da Varano, mentre l’ultima cerchia è ascrivibile al XVI secolo. Ancora oggi è perfettamente individuato il percorso principale che dalla porta più in basso, a nord, conduceva alla Pieve attraverso tre porte ovvero tre secoli di storia. Nell’insieme, Pievefavera si presenta fortificata su quasi tutto il perimetro, con cortine verticali in pietra calcarea bianca. Cinque torri vigilavano sulle mura cittadine: tre a pianta quadrata di cui due rompitratta e una angolare, due poligonali agli angoli contrapposti secondo uno schema tipico locale.

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